Pacific Rim

Pacific Rim, recensione

Appassionati di robottoni, ecco il film che fa per voi! In Pacific Rim troverete tutto quello che potete sognare e forse anche di più, con dei mega robottoni che prendono a cazzoni i cattivi Kaiju, con una totale assenza di qualunque fondamento fisico e altre chicche di indubbia qualità.

La trama di Pacific Rim è una delle più classiche che si possa avere. In un qualche prossimo futuro appaiono, senza preavviso e senza nessun motivo, dei mostroni simili a dinosauri, che in gergo giapponese vengono definiti Kaiju. Questa volta non si tratta del solito incidente nucleare che porta alla nascita di Godzilla o viaggi spazio-temporali alla Dinosaurs from the Deep, no, questa volta si tratta del classico motivo senza senso.

In ogni caso l’umanità si unisce e per affrontare la minaccia costruisce quello che chiunque avrebbe costruito. Ma non si tratta di armi nucleari più potenti, non si tratta di missili perforanti o raggi mortali, no, si vanno a costruire dei robot giganteschi, chiamati Jaeger, con cui prendere a pugni i Kaiju! Poi, per non farsi mancare niente, si è deciso anche che questi robottoni devono essere necessariamente pilotati da due umani in simbiosi psichica e agganciati ad un’assurda struttura che permette loro di pilotare usando il proprio corpo.

La trama ha quindi il classico andamento con un dramma iniziale, momento di difficoltà, occasione per riprendersi e vittoria finale. Nulla di sorprendente né particolarmente innovativo, con quella solita componente di retorica americana sul coraggio e la fratellanza.

Discorso a parte invece per gli effetti speciali bellissimi di Pacific Rim. Praticamente dall’inizio alla fine siamo immersi in un cartone animato in computer grafica assolutamente fantastico. Gli Jaeger sono favolosi, enormi e devastanti, i Kaiju terribili e animaleschi. Insomma il design delle creature è veramente un picco nella produzione del cinema ignorante.

E proprio la dimensione è una delle caratteristiche del film. Già i robot, come Gipsy Danger, raggiungono le allucinanti altezze di circa 80 metri. I Kaiju più grossi, quelli di categoria 5, fino a 120 metri! Quindi siamo proprio dalle parti del Daitarn 3 che arriva a 120 metri anche lui e quindi i mecha sconvolgono le proporzioni di palazzi, ponti e monumenti rendendo il tutto ancora più catastrofico.

È favoloso anche come gli ideatori e i designer abbiano ripreso alcuni elementi tipici dei mecha giapponesi, come il fatto che i piloti siano posizionati nella testa dello Jaeger e che addirittura la raggiungano con una sorta di navicella, un po’ come in Mazinga.

A tutto questo si aggiunge una colonna sonora veramente degna di nota, di grande impatto e che vale la pena ascoltare anche da sola, vi gaserà a mille quando sarete in pieno trip di caccia al Kaiju.

Assolutamente demenziali sono invece i tentativi dei fan di verificare il realismo di certe soluzioni tecniche. Già le dimensioni degli Jaeger li rende assolutamente irrealizzabili perché i materiali non sarebbero in grado di resistere alle sollecitazioni fisiche. Per non parlare della fonte d’energia in grado di alimentarli. E lasciamo perdere il discorso Jaeger analogico e digitale… Degna di menzione anche l’alternativa che l’umanità propone ai Jaeger: la costruzione di un enorme muro in cemento che dovrebbe proteggere i paesi che si affacciano sull’Oceano Pacifico per una questione di costi… di costi!! Ovviamente il muro non riesce a contenere neanche il Kaiju più scarso e soprattutto poi arrivano quelli volanti.  Un nonsense demenziale e divertentissimo.

Il film ha avuto un notevole successo planetario. Ma non tanto in America quanto da noi. Sarà che la cultura giapponese degli anni ’80 abbia lasciato tracce maggiormente nel nostro continente. Il successo è stato comunque sufficiente da generare una serie di spin off di Pacific Rim: dei videogames picchiaduro in cui continuare a pestare mostri e altri robot, fumetti, statuette… e a quanto pare tra qualche tempo ci ritroveremo a parlare di Pacific Rim 2. O di Atlantic Rim? Lasciamoci stupire!

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