Escape Plan – Fuga dall’inferno, recensione

È stato il sogno proibito di tutti gli ignorantisti: un film con Sylvester Stallone e Arnold Schwarzenegger. E adesso che sono ormai tutti e due dei vecchietti, ma tutt’altro che pronti per la pensione, il sogno si avvera. Certo Arnold non è più quel simposio di muscoli di una volta e Sly ha l’espressività di un’ambulanza, ma il film spacca!

Ray Breslin (Sly) è professionista super tosto che si guadagna da vivere mettendo a nudo le falle di sicurezza delle prigioni. Ma non lo fa come una persona normale facendo da consulente, bensì rimane per dei mesi in galera come prigioniero cercando di evadere e facendo incazzare un sacco di gente. Guadagna un casino di soldi, ma il lavoro è tanto e per questo motivo passa quasi tutto il tempo in galera a farsi nemici, a picchiare la gente, a mangiare da schifo e a imitare MacGyver. Una vita buttata via insomma, però con tanti soldi.
Un bel giorno però il suo socio in affari lo tradisce e lo spedisce in un carcere privato e super segreto costruito secondo le indicazioni che lui stesso ha scritto nel suo libro (sì perché tra una galera e l’altra ha anche scritto un libro). Messo in difficoltà gli tocca allearsi con Emil Rottmayer (Schwarzy) per trovare una via d’uscita.

Incredibilmente questa trama così avvincente è sostenuta dall’ottima performance dei due attori simbolo degli action movie anni ’80. Stallone ormai somiglia sempre di più a Berlusconi e interpreta sempre il suddetto tipo inespressivo super tosto che trova sempre una via d’uscita grazie ai suoi poderosi pugni. Si vede che è un ruolo che gli piace e lo fa sempre uguale, ormai anche a occhi chiusi e senza mani. Schwarzenegger invece da il meglio di sé riuscendo quasi a sembrare un attore, grazie anche ad un ruolo un po’ diverso dal suo solito. L’inedito pizzetto incredibilmente lo fa anche sembrare più giovane. Notevole anche la scena recitata in tedesco. Segnalo anche l’ottimo Jim Caviezel nel ruolo del direttore malvagio.

Il magnifico duo passa quindi un’ora buona di film a escogitare un Escape Plan per  uscire dalla galera-pozzo facendo dei gran casini e facendosi torturare a ripetizione. Particolarmente tenero è anche il momento di difficoltà di Ray che, preso di mira dai secondini mascherati mandati dal malvagio direttore, è tentato di lasciarsi andare, ma poi, grazie al supporto dell’amico che gli dice semplicemente “non ti arrendere!” si riprende subito. Una scena da 30 secondi inserita per dare maggiore realismo.

Dopo averci deliziato con il sestante costruito con oggetti di fortuna (occhiali da sfigato, penna bic e fazzoletti) il film prende una (inaspettata?) piega particolarmente ignorante. Dopo averci spiegato che è possibile distinguere i secondini mascherati osservandone le abitudini, e dopo aver assegnato loro dei nomi improbabili (Gallina, Pikachu, Storione, Luisa…) tutti se ne dimenticano e all’improvviso il piano prevede una mega rissa da cui uscire senza farsi notare e poi eventualmente aprirsi la strada a pistolettate. Il piano però non va esattamente secondo i piani e muore l’eroico alleato magrebino che avevano raccolto trama facendo . Rottmayer è costretto a improvvisare e a tenere a bada da solo l’esercito dei secondini mascherati col solo aiuto di una mitragliatrice tenuta in mano (tipo Leonida contro gli “immortali”) mentre Breslin è costretto ingloriosamente a scaricarsi nel cesso (non sto scherzando).

Alla fine in Escape Plan i buoni vincono e il film finisce con un totale di solo due esplosioni, però è carino lo stesso, dai.

Con questa recensione introduco anche il criterio “La citazione” perché non si può passare indifferenti sopra la battuta “Il latte al cioccolato è buono!”. Mi ha fatto saltare in mente il seguente superbo dialogo in Rambo 3: “Che cos’è?” “Una luce azzurra” “E cosa fa?” “Luce azzurra”.

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