Gravity, recensione

Bello, proprio un bel film. In Gravity quella che fa la differenza è la gravità, l’oscura forza che ci tiene incollati per terra e che quando non c’è, tipo quando vi trovate nello spazio, rende tutto incredibilmente complicato. Però prima di giudicare il film vi chiederei di guardare bene il trailer all’inizio di questa recensione.

Ecco, ora siamo pronti per parlare di Gravity.

In un futuro non molto lontano c’è del lavoro da fare per migliorare il telescopio spaziale Hubble (non lo dovevano dismettere?): c’è da aggiornare il firmware del microchip e per sfiga gli scienziati non avevano previsto un meccanismo di update da Terra. La NASA si trova quindi costretta a mandare nello spazio quattro persone di indubbia fama e capacità: Mario, Peach, Toad giallo e Toad blu. Ovviamente  per questo noioso lavoretto vengono inviati con  una navetta a forma di fungo.

Arrivati nello spazio, mentre Peach operava Hubble, e tutto sembrava andare per il meglio, ad un certo punto Bowser decise però di metterci lo zampino e mandò una scarica di astroschegge. Per i due Toad è game over immediato, mentre per Mario e Peach comincia l’avventura!

I due eroi si trovano quindi a saltellare per le varie stazioni spaziali alla ricerca di un passaggio per la Terra. Senza spoilerare troppo posso dire che una parte delle due persone si salvano, mentre l’altra no.

Passando all’aspetto tecnico troviamo un film ben fatto, con delle texture curate, pochi rallentamenti e una colonna sonora del miglior Mario. Il baffuto idraulico italiano ci regala anche qualche divertente barzelletta, tanto per riempire una trama altrimenti forse un po’ scarna, ma da Mario, lo sappiamo, non possiamo aspettarci troppo da questo punto di vista.

Gli amanti del genere platform 3D troveranno quindi pane per i loro denti con il giusto mix di azione e tensione che vi farà passare un’oretta di sano intrattenimento, senza dover pensare troppo a cosa succede realmente nello spazio.

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