Jurassic World

Jurassic World, recensione

Era un po’ che non si sentiva parlare di Jurassic Park. L’ultimo episodio, il terzo, risale al 2001 ed era quindi arrivato il momento di riproporre i dinosauri in un sequel che è anche un parziale reboot vista la rivoluzione del cast. Considerando che il produttore esecutivo è Steven Spielberg non ci si poteva certo aspettare una schifezza e infatti il film è solo ignorantello, con dinosauri bellissimi e una trama che ripercorre il modello dei film precedenti.

Tutti i film di Jurassic Park sono gravemente affetti dalla sindrome di Frankenstein, ovvero quel cliché per cui se uno costruisce un mostro questo si rivolterà inevitabilmente contro il suo creatore.  In fondo non è un’idea tanto sbagliata perché se sei arrivato a creare un “mostro” vuol dire che lo hai fatto per un fine egoistico e quindi la creatura, nel momento in cui realizza la sua stessa condizione, ne soffrirà e cercherà di vendicarsi.

Ma come mai Steven Spielberg ha impiegato 14 anni per tirare fuori una film sostanzialmente identico a quelle precedenti? Il motivo sarebbe essere proprio quella delle mancanza di idee. Nei tre film precedenti avviene che: su un’isola vengono ricreati i dinosauri e questi si ribellano, poi si torna sull’isola e se ne porta uno a San Diego con risultati disastrosi e infine si ritorna sull’isola per un survival trip. Difficile inventarsi un seguito che non fosse proprio uguale, ma un po’ ci sono riusciti.

Il Jurassic World è aperto

In Jurassic World finalmente si è riusciti nell’intento originale, ovvero quello di creare un parco a tema sull’Isla Nublar, che attrae migliaia di persone tutti i giorni. Nel frattempo il visionario John Hammond è morto (in effetti proprio l’attore ci ha lasciati) e la gestione è passata a Simon Masrani che per quanto dica di voler rendere reali le fantasie delle persone in realtà punta a fare soldi a palate.

Ci viene raccontato che per tenere alta l’attenzione sul Jurassic World si è andati avanti inventandosi man mano delle nuove attrazioni, che nel caso specifico vuol dire creare nuovi dinosauri, tipicamente sempre più grossi e spaventosi. Ad un certo punto si è arrivati a ideare l’Indominus Rex, una specie di Tirannosaurus Rex sotto steroidi, che ovviamente si ribella e semina il panico.

Due sono quindi i temi più facilmente individuabili in questo film.
Il primo è quello che parla di come il guadagno spregiudicato porta sempre ad un qualcosa di negativo. In questo caso si monetizzano essere viventi, ma che vengono considerate cose.
Il secondo è la tendenza a sopravvalutare la scienza e il pericolo a lasciare che proceda senza una morale. Quindi tramite la tecnica si raggiunge uno scopo, ma si perde completamente la bussola e se ne pagano le conseguenze.

Jurassic World Battle

Dinosauri per tutti

Essendo prodotto da Steven Spielberg è normale che Jurassic World sia un film per tutti, quindi è vero che ci sono dei mostri orripilanti e il pericolo che corrono i personaggi è quello di essere divorati, ma le scene non sono mai terrificanti, al limite c’è qualche schizzata di sangue su un muro, ma non si vedono mai arti amputati o gente tagliata a metà. Insomma non stiamo parlando di Carnosaur.
Come negli episodi precedenti il mordente è infatti dato dalle scene di tensione, con il dinosauro di turno che si aggira nei pressi dei personaggi, annusando e osservando, nel tentativo di mangiarseli.

Inoltre, essendo che è un film del 2015 prodotto con 150 milioni di dollari, tecnicamente non si può desiderare di meglio. Tutti i dinosauri sono animanti perfettamente, i modelli sono stupendi e il tutto è reso in maniera molto realistica. Da questo punto di vista non si può dire nulla e non ci si poteva aspettare niente di diverso visto che già nel 1991 eravamo rimasti tutti a bocca aperta.

In realtà quello del realismo è un tema piuttosto dibattuto. Se da una parte il film è stato realizzato con la consulenza di paleontologi che hanno fatto in modo che gli sceneggiatori non si inventassero delle cose senza senso, dall’altra è stato fatto notare che i dinosauri sembrano essere stati realizzati seguendo le conoscenze di 20 anni fa. Per esempio si contesta il fatto che i Velociraptor (in realtà dei Deinonychus) continuino ad essere rappresentati senza piume e le piume dovrebbero averli anche molti altri teropodi.

Ma a ben guardare nel film c’è una spiegazione per questo. Il dottor Henry Wu spiega che le creature di Jurassic World non sono veri dinosauri, ma esseri creati sulla base del DNA estratto dalle zanzare nell’ambra, corretti e integrati con DNA di altre specie per rimpiazzare le parti mancanti e per venire incontro alle esigenze commerciali del parco. Se il marketing richiede dei giganti terrificanti che crescono in poco tempo, beh la scienza trova il modo di realizzarli.

Momento un po’ imbarazzante solo quando i Velociraptor incontrano per la prima volta l’I-Rex e ci parlano… ci parlano! Per questa scena gli sceneggiatori si erano palesemente ubriacati.

A parte questo il film è sicuramente un’ottima produzione. Il ritmo, dopo l’inevitabile inizio introduttivo, è incalzante, anche per via del talento dei personaggi di mettersi nei guai, specialmente i due fratellini coprotagonisti.  Il protagonista Chris Pratt regge bene il ruolo di eroe indomito ed è divertente seguire la sua spalla femminile passare dai tacchi a spillo a donna delle caverne.  Poi c’è il cattivo Vincent d’Onofrio che svolge il suo compitino, ma lascia il ruolo di cattivissimo, giustamente, all’Indominus Rex.

Andare a vedere Jurassic World è quindi sicuramente da fare e non è un caso che sembri destinato a diventare il campione d’incassi dell’anno. E non è detto che non vi faccia sussultare sulla poltrona anche se siete esperti di ignoranza.

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