Mad Max, Interceptor

Mad Max – Interceptor, recensione

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Mad Max, chiamato “Interceptor” in Italia, è il capostipite dei film post-apocalittici che lanceranno il cinema australiano, il regista George Miller e la carriera di Mel Gibson. Avrà tre seguiti e diventerà un’icona del genere. Quindi vale la pena guardarlo anche se la produzione è piuttosto artigianale.

Problemi nell’Outback per Mad Max

In un prossimo futuro le parole “ordine” e “società” saranno messe in discussione ogni giorno. Nell’Outback australiano, che protremmo paragonare al Far West americano, l’anarchia continua ad avanzare e solo quello che rimane del corpo di polizia prova a contrastare le bande di balordi che imperversano per le strade e le autostrade seminando il panico.

Max Rockastansky non è solo uno di questi poliziotti, ma si sta affermando proprio come simbolo della legge grazie al suo carisma e alle sue capacità di guida molto sopra la media. La sua vita comincia però a prendere una strana piega in seguito all’apparizione di un certo Nightrider. Questi è un criminale folle che si è impossessato di una delle più potenti vetture della polizia e solo l’intervento di Max metterà fine alla sua fuga e alla sua vita. Mad Max, Nightrider

Subito dopo fa la sua apparizione un gruppo di motociclisti balordi, capitanati dal violento Toecutter e dal suo vice Bubba, che non si fanno scrupolo a saccheggiare, picchiare e violentare come passatempo personale e come vendetta per la morte di Nightrider.
Ben presto però il giovane Johnny, figlioccio di Toecutter, finisce in mano alla polizia dopo l’ennesimo episodio di violenza. La mancanza di una denuncia da parte delle paurose vittime porterà ad un rapido rilascio non senza però le minacce di Goose, il collega di Max.

Mad Max, Toecutter

Poco dopo Goose sarà vittima di un attentato da cui uscirà gravemente ustionato e Max reagisce lasciando la polizia per tentare di salvare la sua umanità e non rischiare di diventare come i criminali che spesso insegue, distinto solo dal distintivo sul petto.

Con la moglie e il piccolo figlio parte quindi alla ricerca di un luogo tranquillo in cui vivere, ma l’idillio dura poco perché il gruppo di Toecutter è sempre nei paraggi. In un primo scontro casuale la moglie di Max ferisce uno dei motociclisti amputandogli la mano con la macchina. Dopo varie schermagli finiscono per ucciderla assieme al bambimo e ciò scatenerà il desiderio di vendetta di Max.

Rimessa la divisa da poliziotto si impossessa abusivamente di una potentissima “V8 Special” nera della polizia dotata di una tamarissima ed enorme presa d’aria sul cofano motore con cui andrà alla caccia del gruppo di Toecutter. Un po’ alla volta riesce ad ucciderli tutti, compresi Bubba e Toecutter, lasciando per ultimo Johnny.
Ammanettatolo per la caviglia ad un’auto e cosparso di benzina, in una replica della pena inflitta a Goose, gli lascia una sega e la possibilità di scegliere se segare le manette o tagliarsi il piede. Johnny non si impegna troppo a salvare la pelle e si limita a urlargli contro accusandolo di essere Max il pazzo, Mad Max appunto.

Una produzione artigianale

George Miller, che era ancora alle prime esperienze cinematografiche, riuscì a produrre e girare Mad Max vincendo un corcorso e con un budget di soli 200.000 dollari che integrò col suo stipendio di medico. Il successo planetario che ne seguì fu qualcosa di straordinario e strepitoso che nessuno poteva aspettarsi.
Infatti Mad Max rimane tutt’ora il maggior successo per il cinema australiano, superiore anche a Crocodile Dundee. Come è noto il film ebbe due seguiti più un terzo seguito nel 2015  intitolato Fury Road.

A parte il successo commerciale della pellicola va sottolineata la sua importanza per avere definito i canoni delle vicende ambientate in mondi post-apocalittici ispirando produzioni successive come Fuga da New York e Terminator. In realtà questo primo episodio contiene solo alcuni degli elementi che saranno sviluppati meglio successivamente e solo la “V8 Special” è fantascientifica, ma poco importa.

Dal punto di vista dell’ignoranza il film non se la cava affatto male. Purtroppo il budget ristretto ha impedito di realizzare alcune cose che Miller aveva in mente al punto di dover tagliare alcune scene. Per esempio sembra che ci dovesse essere una sequenza in cui i motociclisti assaltano la centrale della polizia uccidendo Fifi,  ovvero il corpulento capo di Max e altri due colleghi che da metà pellicola in poi effettivamente non vediamo più.
Fifi Macaffee rimane comunque un personaggio di tutto rispetto e molto particolare la scena in cui Max va a dare le dimissioni trovandolo ad annaffiare le piante con un sigaro in bocca e la sciarpa a mo’ di cravatta sul torso nudo.

Mad Max, Fifi

Il film è composto da molte scene di inseguimento e di azione su strada che ha comportato un grande lavoro per gli stunt man alle prese con continue sgommate, testacoda e incidenti. Uno di loro si ruppe addirittura entrambe le gambe in una manovra mal riuscita in cui andò a sbattere violentemente in moto contro un’auto. Diversi mezzi vengono distrutti, ma fiamme ed esplosioni sono piuttosto modeste rispetto ai canoni moderni.

Curiose anche le armi presenti, spesso sembrano di epoche remote. La pistola che Max usa durante la sua vendetta sembra presa da un qualche film sui pirati e i due fucili che si vedono solo qualche scena prima sembrano di fine ottocento.

Ma le trovate per risparmiare soldi e stare dentro al risicato budget non si contano. Parte della banda di motociclisti era effettivamente una banda di motociclisti che usarono sul set le loro armi personali. Le vetture usare erano auto della polizia dismesse che sono state riverniciate più volte per essere usate come auto diverse. Il camion che uccide Toecutter fu affittato per 50 dollari e dotato di uno scudo anteriore verniciato per evitare di dover pagare eventuali riparazioni.

In ogni caso il film ha un ritmo blando con momenti di tensione ben distribuiti e assenza di parti in cui non succede nulla. Le scene degli inseguimenti risultano un po’ irreali, ma le inquadrature fisse e in movimento rendono bene l’idea di velocità e pericolo.

Mad Max Interceptor

E poi c’è Mel Gibson che deve la sua notorietà a questo film. Pur giovanissimo ha già quel modo di recitare che lo consacrerà in Arma Letale e che rende realistico Max Rockastansky. Le smorfie, lo sguardo, le movenze, tutto è perfettamente legato al personaggio.
Curioso anche il fatto che Toecutter sia interpretato dallo stesso Hugh Keays-Byrne che sarà l’ancor più tremendo Immortan Joe in Fury Road 35 anni dopo.

Da quello che traspare si direbbe che tutto il set sia stato una grande esperienza per le persone coinvolte. Si racconta che l’attore che interpreta Johnny fosse entrato talmente nella parte da diventare antipatico al resto della troupe e che nella scena finale sia stato lasciato ammanettato  per tutto il tempo del pranzo.

Insomma Mad Max, chiamato Interceptor nella versione italiano malgrado il ruolo tutto sommato marginale dell’auto nella vicenda, è un film iconico che tutti dovrebbero vedere almeno una volta. Forse non è bello come ci si aspetterebbe, ma grazie al suo carattere artigianale saprà sicuramente catturar l’attenzione dello spettatore.

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