Suburra

Suburra, recensione

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Sodoma e Gomorra,  Gomorra e Suburra. A quanto pare le città del peccato vanno sempre in coppia. Si racconta che Suburra fosse un quartiere della Roma antica in cui la politica si intrecciava col malaffare e a quanto pare venti secoli dopo le cose non sono molto cambiate. Però le pistole sono molto più divertenti dei pugnali!

Provo un azzardo, provo a dire che forse non ce ne rendiamo conto, ma a quanto pare siamo riusciti a creare un nuovo genere cinematografico: lo spaghetti gangster. Si può veramente provare a fare un parallelo con gli spaghetti western degli anni ’70 che si contrapponevano ai western americani alla John Wayne. Da una parte gli eleganti cowboy yankee che combattono i cattivi per riportare la pace e la giustizia, dall’altra gli impolveratissimi e luridi personaggi alla Sergio Leone in cui tutti cercano la ricchezza personale. Anche ora a vedere un gangster movie americano e uno italiano non si fa fatica a distinguerli, con il secondo che lascia lo spettatore spaesato non avendo un personaggio al quale affezionarsi.

O forse è semplicemente il fatto che luoghi e dinamiche ci sono molto più vicini e per questo colpiscono di più il nostro raziocinio. Potrebbe anche essere così.

In ogni caso Suburra è un film,diretto da Stefano Sollima ed è basato sul romanzo di Carlo Bonini e Giancarlo De Cataldo.

Le vicende di Suburra

Siamo a Roma, nel 2011 e una congiunzione astrale sta per far collidere una serie di situazioni estreme che non porteranno a nulla di buono. Sullo sfondo c’è il Papa che ha deciso di dimettersi. Non si sa perché, si sa solo che la sua decisione porterà ad una situazione inedita. Poi c’è il Governo che sta per cadere rimandando il paese in una situazione di confusione istituzionale. Ma morto un Papa se ne fa un altro e caduto un Presidente del Consiglio si passa a quello successivo. Quello che rimane è il primo piano costituito da uno stretto intreccio italico tra politica, affari e malavita.

Filippo Malgradi (Pierfrancesco Favino) è un parlamentare col vizietto delle donne e della droga, uno dei festini ha però un epilogo tragico con la morte di una ragazza. Poi c’è Sebastiano (Elio Germano), un PR di successo che deve affrontare la morte e i debiti di suo padre. Numero 8 è un criminale di Ostia che è in affari col Samurai, un vecchio boss della Magliana, per realizzare la Las Vegas d’Italia sulle spiagge romane. Infine c’è Manfredi, uno zingaro capo di un’organizzazione emergente che vorrebbe avere le mani in pasta ovunque.

Capita così, durante gli acquazzoni sulla capitale che anticipano l’Apocalisse, che questi avanzi di galera si ritrovano, loro malgrado, invischiati in una vicenda che intreccia i loro destini. E’ difficile fare il tifo per qualcuno di loro perché nessuno è innocente in questa Roma che somiglia tanto a Sin City, una città del peccato e che non esita a toglierti la vita quando ti muovi su strade che non ti appartengono.

C’è ignoranza anche a Suburra

La prima mezz’ora di Suburra è dedicata all’introduzione dei personaggi e dalle loro attività moralmente molto discutibili. In particolare si parla di droga e sesso. Il sesso è ovunque e sembra quasi di assistere ad un porno, anche se non proprio esplicito. Insomma non fatelo vedere ai bambini, altrimenti dovrete spiegare un sacco di cose su come nascono i figli e altre cose così. Anche di droga ce n’è tanta, per divertimento o per necessità. Dopo la prima mezz’ora il film passa dai personaggi alle vicende.

Tra le scene meritevoli della prima parte c’è l’onorevole Malgradi che, strafatto, esce nudo sul balcone della camera d’albergo mentre diluvia e si mette a pisciare sulla città, da cui trae denaro e potere, praticamente per sfregiarla. Una metafora interessante.

Ma la parte di un gangster movie è ovviamente la violenza del piombo. Anche nella locandina un proiettile scende come un meteorite sulla città. Di sparatorie non ce ne sono moltissime, ma comunque sufficienti a intrattenere lo spettatore per le oltre due ore di film. Particolarmente interessante la sparatoria nel centro commerciale, con la povera gente abbattuta come birilli. Nel posto sbagliato nel momento sbagliato, meglio a loro che a noi!

La scena migliore però, il momento Jimmy Bobo, è quella in cui Viola, la tossica fidanzata di Numero 8, in preda ad un raptus vendicativo, entra nella spa e fa fuori due zingari. Le luci, la violenza e l’ambientazione ricordano tanto John Wick. La ragazza non ha l’eleganza dei movimenti di Keanu Reeves, ma come determinazione non le manca nulla.

Una scena parecchio ignorante è anche quella dell’investimento del tizio che vorrebbe ricattare il Samurai. L’effetto speciale è proprio un po’ malfatto, col corpo del malcapitato che rimbalza digitalmente come una pallina di ping pong. E con quell’inquadratura uno proprio se lo aspetta.

Cosa rimane di Suburra

Anche se i personaggi possono sembrare un po’ stereotipati (il politico corrotto, il criminale anziano con la sua etica, il criminale giovane e spregiudicato, la tossica, la mignotta) l’intreccio delle vicende è comunque sufficientemente interessante da non annoiare. Gli attori sono bravi, l’azione c’è, le tette anche, un film da vedere, senza però aspettarsi il capolavoro.

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